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domenica 20 febbraio 2011

L'alopecia areata (e altri problemi autoimmuni) nei bambini

Ho trovato un interessante articolo scritto da dott. Tony Pearce, medico tricologoco specialista di perdita di capelli femminili e problemi del cuoio capelluto. Membro della Society Tricologia Mondiale e membro associato della Australasian College di Medicina Ambientale e Nutrizionale (ACNEM).

Offre interessanti spunti di riflessione sulle possibili cause e cure di questa malattia.

Dell'articolo ho tradotto solo alcuni brani, a braccio, tentando più di riportarne il senso che non di fare una traduzione fedele. Ho tradotto solo quelle che mi sembrava più interessante. Per chi volesse approfondire e leggere tutto l'articolo sotto può trovare il link.

"Nei bambini l'Alopecia Areata è innescata, secondo la mia esperienza e opinione, da una sensibilità a determinati alimenti, in particolare cibi contenenti glutine e prodotti caseari. Il glutine, la proteina del grano e la caseina, la proteina del latte e dei derivati del latte, sono proteine di grandi dimensioni che mettono in difficoltà l'intestino umano.

Nelle persone sensibili al glutine, la fito-proteina glutine risulta essere tossica e distruttiva per quanto riguarda il rivestimento intestinale. I villi intestinali vengono smussati o totalmente distrutti. Viene così ridotta gravemente la capacità di assorbire i nutrienti. Si passa dunque dal malassorbimento all'intolleranza al glutine.

Circa il 70% della nostra risposta immunitaria si trova lungo la parete intestinale e il sistema immunitario, per difendersi contro assalto del glutine, produce degli anticorpi. (antigliadina / anticorpi antiendomisio). Nell'intestino di un bambino atopico il sistema immunitario può facilmente essere disorientato e rispondere con una reazione immunitaria contro la pelle e le sue appendici (follicoli di capelli, unghie, ecc).

Le madri di molti bambini atopici intuitivamente sanno quando il loro figlio è intollerante agli alimenti. Osservano i cambiamenti del loro comportamento, del livello di energia, come ad esempio svogliatezza o malessere generale, e cambiamenti fisici come gonfiore addominale, flatulenza, addome dilatato, movimenti intestinali non coerenti, colorito pallido, occhi cerchiati, eczema o irritabilità.

Consigli pratici:

Le raccomandazioni che le mamme seguono sono alcuni consigli su 'cosa fare e cosa non fare' che do ai genitori durante al visita di bambini affetti da Alopecia Areata.

Quando appaiono le lesioni dell'alopecia areata e’ bene ricordare che esse sono il risultato del patrimonio genetico del bambino. (Chiedete sempre il parere di un medico qualificato).

Segnatevi le abitudini quotidiane alimentari del bambino in particolare la quantità di glutine e / o latticini presenti nella dieta e ogni possibile reazione a questi alimenti.

Provare a eliminare per almeno sei mesi il glutine e il latte vaccino. Spesso questo cambiamento produce dei risultati sorprendenti. (+ capelli).

Ricordatevi che valide alternative al latte vaccino sono il latte di riso e il lattosio del latte di capra oppure piccole porzioni di latte o yogurt di soia.

Integrarte la dieta del bambino con un supplemento pediatrico multi-vitaminico-minerali-amino (con il corretto dosaggio per il peso ed età) per 2-3 mesi.

Favorire i prodotti fatti in casa rispetto a quelli confezionati.

Usare uno sciampo SLS-free.

Per quanto possibile mantenere un atteggiamento di fiducioso ottimismo. L'AA può in qualsiasi momento stabilizzarsi o regredire."

Per chi vuole leggere tutto l'articolo eccolo qui:

mercoledì 12 gennaio 2011

La miss calva che sfida l'America

Kayla Martell ha una malattia ai capelli: e vuole presentarsi alle finali nazionali senza parrucca


Kayla Martell, 22 anni, reginetta del Delaware, rischia di diventare strafamosa, che la accettino o no a miss America, che le diano un premio, anche di consolazione o la lascino in coda, perché ha qualcosa che non va. E' calva. Una forma di alopecia, niente di pericoloso, un handicap però, stando ai severissimi diktat dei concorsi di bellezza. «Io sono così - dice allegra - vado in giro, vedo gli amici, mi faccio fotografare senza parrucca. Non capisco chi si sorprende».

In realtà lo capisce benissimo. I capelli sono indispensabili in una società che per valorizzarli al massimo ha inventato la graziosa tortura delle elle extension. Mentre è ormai chiaro che gli uomini con la testa rasata possono essere sexy, per le donne il «centimetro zero» è più una provocazione. Pochi nomi: la cantante Sinéad O'Connor, la mitica Skin degli Skunk Anansie, la modella Alek Wek, ma anche la trasformista Irene Pivetti e la ribelle Rosalinda Celentano.

A questo punto, le domande possono essere molto frivole: Kayla Martell sfilerà con la parrucca? Se la toglierà con un gesto teatrale, o si presenterà a cranio nudo, sfidando la giuria? Ma dalla frivolezza viene fuori un discorso serio sul corpo delle donne, sull'intreccio di regole e divieti che espongono o nascondono, altrimenti non ci sarebbero sfilate in costume da bagno e in abito da sera, ma neanche veli e fazzoletti imposti da parecchie religioni (arabi, ebrei, cristiani) per eliminare il rischio di una sensuale ciocca tentatrice. Una miss calva è, in qualche modo, una sfida.

Patrizia Mirigliani, organizzatrice di Miss Italia, dove ultimamente si è visto di tutto, la mamma, la ragazza di colore, l'handicap, e si è parlato anche di trans, assicura, senza pensarci un attimo, che prenderebbe subito una come Kayla, «perché mi sono sempre piaciute le ragazze con i capelli raccolti o con un taglio corto, fuori dallo stereotipo della donna materna, rassicurante, perché se il viso è armonioso, il fatto che non ci siano capelli è irrilevante, e poi trovo bella la grinta, il carattere. Un tipo così è interessante, è curioso, non si dimentica». E di sicuro fa notizia.

«Viviamo in un momento in cui tutto ciò che può sorprendere e colpire è comodo», ricorda Anna Kanakis, miss Italia nel '77, attrice, e oggi anche scrittrice, «La provocazione serve a dare visibilità. Inoltre noi italiani siamo buonisti: premieremmo il coraggio. Una testa calva grida “sono qui!”, fa scoprire anche l'anima, può dare speranza a chi soffre. Pensiamo ai tumori, a come una donna può vivere la perdita dei capelli per una chemio, a come si cerca di nascondere il dolore. A sé e agli altri. Il male spaventa. La miss calva forse non l'ha calcolato, ma il suo gesto rompe un tabù».

Viene subito in mente Jane Goody, la star del Grande Fratello inglese morta di cancro nel 2009, che ha vissuto davanti alle telecamere la malattia, non ha mai voluto portare la parrucca ed è stata, a lungo, tenera e bellissima. Ma c'è anche la storia, opposta, di Sophie van der Stap, la ragazza olandese che a 21 anni ha scoperto di avere un raro e aggressivo cancro al polmone. Per 54 settimane è andata avanti fra Tac, trasfusioni, radiazioni e flebo. Quando ha perso i capelli è entrata, un po' disgustata, nel negozio di parrucche dell'ospedale Amc di Amsterdam.

Ne ha comprate nove, e a ognuna ha dato un nome: Stella, Sue, Daisy, Blondie, Platina, Uma, Pam, Lydia e Bebé sono diventate le sue «altre» personalità (e poi ci ha scritto un libro, pubblicato Italia da Bompiani). Sulla carriera di Kayla si accettano scommesse. Anna Kanakis la vede come anchorwoman in un network televisivo, magari resa ancora più particolare da un brillantino in mezzo alla fronte. A parziale incoraggiamento della tendenza, possiamo segnalare l'attenzione di grandi fotografi di moda come Steven Klein e Peter Lindberg per modelle con qualche difettuccio (la strapagata Lindsay Wixon di Miu Miu, Versace e John Galliano ha una fessura tra i denti che molte sarebbero corse a correggere): forse siamo più disposti ad accettare l'idea che, tanto, nessuno è perfetto. Era ora.

Roselina Salemi edito da La stampa del 09/01

La miss calva che cattura gli Usa

Occhi chiari e lineamenti delicati. Alta, bella e grintosa. Ha 22 anni, Kayla Martell, la reginetta del Delaware, nonché concorrete per l’ambitissimo titolo di Miss America 2011. Ma veniamo ai segni particolari: calva. Poche lettere che rischiano di danneggiare tutto il resto, di annientarlo in un batter d’occhio.
“Era destino che nascessi così”, risponde miss Delaware alla stampa americana, mostrando un carattere forte e un temperamento maturo. “Questo ha fatto di me una persona speciale e mi ha aperto tante porte”. Ha le idee chiare, Kayla, e personalità da vendere: “Partecipo per i quasi cinque milioni di americani che hanno il mio stesso problema, l’alopecia areata”. Una malattia non grave, ma che non passa inosservata. Tanto più in una società che fa di cliché virtù.
Da simbolo di forza nel racconto biblico di Sansone, a segno del potere ammaliatore nel mito di Medusa. Da sempre i capelli fanno parte degli stereotipi che tracciano i canoni di bellezza a cui tutti siamo abituati. La società, però, non è totalmente anelastica: concede qualcosa, anche se è più magnanima con gli uomini. Nessuno resta stupito nel vedere un uomo senza neppure un capello, ma quando si tratta di una donna, allora proprio no. La capigliatura è seduzione, controllata e calibrata al millimetro. Il taglio scelto parla di sé, come il colore e la piega. Libertà di apparire come si vuole, ma che a volte sconfina nell’obbligo di rispettare i dettami delle mode.
Ecco che Kayla spariglia le carte: con una parrucca bionda ha conquistato il titolo del Delaware, ma annuncia di volersi presentare senza finti capelli alla sfida più importante. E’ decisa e, a chi piace, piace anche per questo. Chissà se il regolamento le imporrà di coprirsi il capo, o se sarà semplicemente eliminata dopo aver esaudito il sogno di cavalcare una passerella così importante al naturale. Di certo le esperienze che ha avuto l’hanno forgiata e preparata a battersi per quello in cui crede “A 11 anni, quando mi hanno diagnosticato l’alopecia, i miei genitori volevano iscrivermi in una scuola privata della nostra zona, ma non mi hanno accettata. Non capisco come una scuola possa essere così rigida su cose tanto insignificanti, come i capelli Più crescevo, più mi dicevo: sono solo capelli!”, scrive la reginetta sul suo blog.

Alessia Gabrielli

lunedì 15 novembre 2010

La Stampa – 11 novembre 97 – Al Pacino sta perdendo i capelli

Anche l’attore Al Pacino sta perdendo i capelli, a causa dell’alopecia areata, una malattia che fa cadere i capelli a chiazze. Lo ha detto la sua portavoce Pat Kingsley, precisando che di recente c’e’ stato un miglioramento. “Ma per un po’ abbiamo visto con orrore i suoi capelli scomparire in due o tre punti”. Tra le altre vittime “illustri” dell’alopecia c’e’ stata anche Caroline di Monaco, che lo scorso anno perse quasi tutti i capelli. Tra le cause della malattia, i medici citano lo stress. E Al Pacino, 57 anni, e’ reduce da un anno piuttosto intenso, in cui
ha girato tre film (“Donnie Brasco”, “Searching for Richard” e “The Devil’s Advocate”) e ne ha quasi completato un altro (“Chinese Coffee”). Nel frattempo, si e’ lasciato con Lyndall Hobbs e – dice il quotidiano “Daily News” – ha iniziato una relazione con l’attrice Beverly D’Angelo. Punteggio stress altissimo, dunque.

domenica 14 novembre 2010

Tg2 Trentatre, medicina.

Raidue Raidue Ore 23: del 25 novembre 1986.
La schizofrenia e l’alopecia areata sono gli argomenti della puntata di oggi. La schizofrenia è considerata la più grave delle malattie mentali. (…) Si parlerà poi dell’alopecia areata, ovvero la caduta dei capelli a chiazze, ritenuta fino a pochi anni fa di origine nervosa ma di recente identificata come malattia immunitaria.

sabato 13 novembre 2010

La stampa – 08 aprile 98 – Individuato il gene della calvizie

Tra le varie forme di calvizie di tipo ereditario vi sono quelle conosciute con il nome di alopecie. Il gene della forma piu’ grave, detta “universale”, e’ stato recentemente isolato sul cromosoma 8 da un gruppo di ricercatori americani. In alcuni casi, quindi, per chi ha pochi capelli e continua a perderne, si aprono, anche se su tempi non brevi, nuove speranze. Se uno dei nostri genitori ha sofferto di una perdita precoce dei capelli ci sono motivi per ritenere probabile una calvizie anche per noi? Esiste una predisposizione ereditaria alla perdita dei capelli (ben nota ai parrucchieri che hanno servito piu’ di una generazione della stessa famiglia) ed alle forme strettamente ereditarie conosciute collettivamente come
alopecie.
Queste affezioni denunciano una difettosa regolazione del ciclo di crescita e caduta normale dei capelli. Le cause biologiche del disturbo sono rimaste finora sconosciute malgrado intense ricerche da parte dell’industria dei cosmetici e dei dermatologi, e questa ignoranza si riflette in una mancanza di rimedi efficaci per la calvizie. La forma piu’ comune della caduta dei capelli coinvolge circa l’80 per cento della popolazione e viene definita come alopecia androgenetica (calvizie di tipo maschile).
Un’altra forma comune, l’alopecia areata, porta alla caduta in zone circolari piu’ o meno  regolari per poi progredire fino a interessare tutto il cuoio capelluto trasformandosi cosi’ in una alopecia totale. Il tipo areato affligge 2,5 milioni di persone negli Stati Uniti e almeno
altrettante in Europa, di cui cinquantamila soltanto in Italia. La forma estrema di alopecia e’ quella denominata “universale” in quanto, oltre a coinvolgere tutto il cuoio capelluto, rende l’intero corpo privo di peli.
La forma universale era creduta fino ad ora di origine autoimmune o forse ereditaria. Fortunatamente questa forma e’ rara, ma e’ di speciale interesse per gli studiosi in quanto
potrebbe nascondere il segreto di tutte le alopecie. Con la speranza di far luce sul meccanismo ciclico che alterna crescita e caduta dei capelli, un gruppo di 17 ricercatori di origine americana, inglese e pachistana hanno identificato e studiato una famiglia del Pakistan affetta da alopecia universale riscontrata in individui di ambo i sessi in 6 generazioni. Gli individui colpiti nascono con pochi capelli, che cadono completamente dopo la prima rasatura, e presentano la mancanza assoluta di peli in ogni parte del corpo. I follicoli della pelle sono rari, dilatati e privi di peli o capelli.
A parte questo disturbo, sono normali e in buona salute. Spesso la ricerca medica non inizia dall’uomo ma dall’animale di laboratorio. In questo caso un precedente studio aveva dimostrato che particolari ceppi di topolini nei quali era stato asportato un gene (operazione
detta di knock-out) legato ai fattori di accrescimento presentavano vistosi difetti nella formazione e distribuzione dei peli.Una particolare forma di mutazione spontanea produceva degli animali “calvi” mentre un’altra ancora dava luogo ad animali totalmente privi di peli (chiamati topolini nudi). Questi ultimi rappresentavano un’immagine fedele degli individui umani affetti da alopecia universale. Il risultato piu’ straordinario della ricerca compiuta sui trenta individui della famiglia pachistana non e’ la scoperta di
un gene localizzato nel cromosoma 8p12 che sembra essere legato all’alopecia universale ma il fatto che tale gene sia omologo a quello isolato nella mutazione di topolini “calvi”. La relazione dimostra che sia nell’animale sia nell’uomo un gene difettoso puo’ essere
legato a un fattore essenziale per la crescita dei capelli. Nel topolino “calvo” si e’ riscontrato che il difetto genetico si accompagna alla scarsita’ di una particolare proteina sia nella
pelle sia nel cervello. La presenza della proteina legata alla caduta dei capelli nell’uomo e dei peli nell’animale potrebbe costituire la chiave per sviluppare strategie terapeutiche atte a
prevenire o a curare l’alopecia.
Ezio Giacobini