Etichette

Visualizzazione post con etichetta racconti di altri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta racconti di altri. Mostra tutti i post

giovedì 9 giugno 2011

Se invece dei capelli sulla testa...

Se invece dei capelli sulla testa
ci spuntassero i fiori, sai che festa?
Si potrebbe capire a prima vista 
chi ha un cuore buono, chi una mente trista.
Il tale ha in capo un bel ciuffo di rose
segno che pensa solo dolci cose.
L'altro è certo un signore d'umor nero
gli crescon le viole del pensiero.
E quello con le ortiche spettinate?
Deve avere le idee disordinate.

Gianni Rodari Il libro dei perchè

mercoledì 16 febbraio 2011

Ai miei compagni di sventura.

Grande Vittoria A. Nel suo libro Dannati Danni c'è nascosto in ultima pagina un piccolo testo dedicato a tutti quelli che soffrono come lei, e come me, di Alopecia Areata. Mi è piaciuto tanto. Eccolo:
"Ecco due parole veloci per i miei compagni di sventura.
Innanzi tutto non dare testate al muro, tanto non serve; se ne avete voglia, l'accidente dilaga comunque. E non accanirsi a voler risolvere la situazione in fretta, tanto i tempi li decide lui.
Sia ben chiaro che non bisogna addossarsi alcuna colpa, nessuno è perfetto, e chi pensa di esserlo è pazzo. E anche molto antipatico.
E' importante ricordare che tutte le cose che hanno tendenza ad allargarsi a macchia d'olio godono infinitamente nel farlo; è quindi ridicolo cercare d'impediglielo. Dunque non buttare denaro in cure miracolose e pozioni strepitose perchè non funzionano, così come non esiste nessuna soluzione lampo che non finisca per incastrarsi o restare ingarbugliata da qualche parte.
E' inutile arrovellarsi perché non c'è niente che si possa fare se non stare a guardare pensando che una volta terminato il nutrimento questa cosa non può più prendersela con nient'altro. Avrà anche vinto qualche battaglia ma la guerra è molto lunga per chi voglia di combatterla.
Soprattutto non lasciarsi andare a deliri pensando che l'accidente ci abbia fatto bene, che grazie a lui abbiamo visto la luce, viviamo un'interiorità che gli altri non si sognano e siamo diventati esseri superiori.
No. Non è così.
Sempre ostentare baldanza e spavalderia dimostrando che tutto può essere sostituito con qualcos'altro. Tiè.
Mai lasciarsi umiliare."
da Dannati Danni di Vittoria A. edito da Eclissi

mercoledì 26 gennaio 2011

E' la migliore parrucca da calvo che abbia mai visto!

Eccoci tornati all'inizio della storia, giù all'areoporto di Pisa. Non senza difficoltà il mio uomo che viene fuori dagli   Arrivi con l'espressione disorientata tipica di chi ha viaggiato in areo. Se a questa aggiungiamo l'arietta sbarazzina, tutto il personaggio ha un look di giovanile vulnerabilità al quale non ero preoparato. Mi aspettavo qualcosa di più di più vissuto.
"Nanty Riah? Sono Gerald Samper. Benvenuto nell'assolata Toscana. Possiamo darci del tu?"
"Okay"
"Bene". Mentre i suoi compagni di viaggio si fanno largo a gomitate per arrivare prima degli altri agli sportelli delle macchine a noleggio, abbasso la voce. "Ti ho riconosciuto subito, ma ero stato avvertito. Giuro, è la migliore parrucca da calvo che abbia mai visto. Congratulazioni".
Si è tolto gli occhiali scuri rivelando freddi occhi azzurri.
"Non è una parrucca" ha detto.
Cominciamo bene, Samper!
"Ah scusa, Mi avevano detto che saresti venuto camuffato. Parrucca e occhiali da sole, mi avevano detto".
"Infatti sono camuffato". Ha sbattuto gli occhi azzurri una sola volta, come per scattare la foto. "Non mi avevi riconosciuto vero? Hai tirato ad indovinare". Aveva una voce trionfante, da ragazzo brillante che coglie in castagna il professore.
[...]
Provo ad immaginarmelo con una serie di parrucche per vedere se lo riconosco. Niente da fare. Ho paura che, come molte persone dotate di una buona capigliatura, sono più pronto a notare le sfide follicolari. Mi chiedo cosa possa essere successo alla sua età. A meno che non sia una moda. Forse è uno di quei cloni con il cranio a biglia. O forse si trovava all'Hotel Inn di Chernobyl quando... Non sarà aids, spero! Il pensiero è inquetante. Certo, so che bisogna voler bene al paziente e non alla malattia, più facile essere contagiati intrattenendo una normale convivenza domestica non erotica. Abbiamo visto tutti le fotografie di Lady Diana in giro per i lazzaretti del globo che tocca senza paura corpi allo stadio terminale. Ma nessuno ci ha mai fatto vedere la foto dopo, quella in cui Lady D viene rapidamente accompagnata a fare i gargarismi con la varechina e tuffata in un bagno di Dettol bollente. Dovrò quindi, dopo la partenza di Nanty, fracassare tutte le stoviglie come lo zingaro quando scoprì che la figlia aveva lavato i piatti mentre aveva le mestruazioni? Fare un rogo delle mie tavolette da cesso in massello di quercia? Sto facendo ragionamenti isterici?
"Alopecia" ha detto.
"Come?".
"Ti stai chiedendo come sono diventato calvo, Tutti quelli che mi vedono così se lo chiedono. "Com'è possibile che il leader di una band famosa sia calvo?". Molto semplice. Mi sono beccato l'alopecia e sembra che non ci sia niente da fare. mi sono caduti praticamente tutti i peli tranne le sopracciglie e, se ti interessa, ciò che gli specialisti chiamano "un'esegua peluria corporea"".

Da "Cucinare con il Fernet Branca" di James Hamilton-Paterson edizioni e/o


martedì 18 gennaio 2011

NON Siamo nate per farci pettinare i capelli


Che romantico il film Letters To Juliet. Classica storia d'amore con i bei paesaggi toscani... perchè il film inzia da Verona ma poi si svolge tra le colline del Chianti. Ad un certo un punto, una bella scena di intimità tra le due Giuliette del film, sono in camera e l'una consola l'altra pettinandole i capelli perchè "Siamo nate per farci pettinare i capelli".

Ecco qui vorrei rivendicare il nostro essere Giuliette pur non avendo capelli da spazzolare!

Un bacio a tutte le Giulette del mondo con e senza capelli!

sabato 15 gennaio 2011

Dal blog di Guglierlmo Maria....
La storia di un A.A. finita bene:

"Mercoledì 27 settembre, giorno di paga, faccio la doccia mattutina cantando “La jena si è svegliata e a mezzanotte va a caccia di umoristi lungo i boulevard” quando, guardandomi allo specchio, noto uno strano chiarore sopra la fronte. Scosto i capelli e osservo meglio ma rimango un po’ perplesso. Mi vesto, con uno strano presentimento, vado al lavoro in una giornata che non passa mai, fanculo anche a lei, ed alle sei di sera mi presento dal parrucchiere di mia mamma. Mi taglia i capelli corti, more solito, ma mi fa notare alcune macchioline di pelle candida che risaltano nella boscaglia.

Alopecia Areata multilocularis.

Dopo tre mesi in testa avevo qualche ciuffo qua e là immerso nel riscaldamento globale dell’era postatomica. A Natale sembravo un leopardo dalle orecchie in su ed un coglione dalle orecchie in giù. La dermatologa non si faceva più trovare, io avevo smesso di cercarla e mia figlia mi guardava la testa scossando la sua. Un mio cuginetto, durante le feste, mi chiede se avevo i pidocchi mentre sua mamma con un calcio nel culo lo fa uscire dalla finestra, come la stella cometa coi Re Magi.

A marzo con l’arrivo della primavera l’unico pezzo di inverno rimasto era la mia valle degli orti da caduta di capelli, ero un albero senza le foglie, una notte senza stelle, una merda senza il gramadello.

A maggio ero praticamente pelato, salvo una bella incollatura nera che partendo da un orecchio arrivava all’altro ed a una croce di Sant’Andrea proprio in cima alla capoccia. Il 20 del mese partecipo alla rimpatriata delle nozze d’argento col diploma alle mie vecchie scuole superiori e i miei vecchi compagni mi guardano con l’aria che di solito si dedica ai drogati che ti chiedono l’elemosina alla stazione di Amsterdam. Nessuno commenta. Meno male.

A giugno, coi primi caldi mi rado a zero, sembrando un uovo e una mia amica perlomeno sincera mi chiede perché ho quell’aria da cattivo. Mi sento vecchio stanco sconfitto incazzato e con l’alito che puzza. Inizio ad evitare i miei simili, richiudendomi in casa, mi rispuntano la depressione ed i propositi di farla finita con il genere umano. Non mi riconosco più quando mi guardo allo specchio e quella faccia di fronte a me con quell’aria da coglione non mi appartiene proprio.

A luglio, Milano Massiccia, ombrellone, maglietta, libri, eritema e cappellino che poi mi brucio la pelata. Tra le pagine del Carlino occhieggio un gruppo di ventenni capelluti in un ombrellone vicino al mio e ho un raptus di invidia e nostalgia. Ma dove cazzo va la mia vita? Loro rispondono al mio sguardo rullandosi un cannone. Ma dove cazzo sono i carabinieri? Gioventù bruciata.

Ad agosto, laghetto e folaghe. Invece dei sassi tiro i bastoni.

A settembre smetto di farmi tosare la testa da Mrs.K. e preferisco i ciuffi.

A ottobre entro in terapia di supporto psicologico.

A novembre pian piano, qualche capello bianco prende vita e ancora più pian piano la mia testa assomiglia alla pelle di una mucca pezzata. Una bella pelle di vacca di quelle che andavano negli anni settanta. Chi non l’ha mai avuta? Festeggio il compleanno con una doppia dose di zoloft. Minchia, che culo… una botta di vita.

A gennaio, dopo le feste comandate, cambio guru e anche le medicine. I capelli ricrescono a placche, bianchi, grigi e neri. Li lascio fare, tanto non me ne frega più un cazzo.

***

Il tempo ha i suoi vantaggi, smorza le passioni, le pulsioni e le incazzature, si diventa filosofi. Gliela dò sù col pensarci, che facciano quel che vogliono, gli stronzi. Giorno dopo giorno la testa si rimodella fra discromie primarie, laghetti dolomitici, Fast City e videogiochi. Oggi se mi tocco la testa sento capelli dappertutto, anche se poi sono di colori diversi. Il parrucchiere di mia mamma ha pietà di me e non mi fa pagare dal 2007, la gente intorno a me non dà segni di stupore e mi consola come può ed io gradisco l’intenzione. Ogni tanto il mio cuginetto mi chiede se ho ancora “la malattia” intanto che sua mamma lo caccia a calci nel culo. Ma, povero cinno, che colpa ne ha lui se è l’unico sincero al mondo?

Comunque me ne son fatto una ragione e buonanotte. Sono così e così rimango, invischiato nell’improbabile al bar Metrò mangiando un sandwich del ’43, come canta Sergio Caputo. Non so se ho vinto o perso la guerra, ma sto meglio. Ovviamente si sta meglio da filosofi che da soldati, dopotutto e non mi va di passare per quei giapponesi che trent’anni dopo la guerra si nascondevano fra la jungla di pacifiche isole dove il tempo si era fermato.

Il tempo passa e tutto cambia, soprattutto noi."


Se vuoi leggere tutto il post
http://guglielmomaria.blogspot.com/2010/03/questa-e-una-storia-vera.html